Per questo febbraio, abbiamo deciso di lasciare Nappi e Millo con i genitori di Valentina per dedicarci ad un viaggio invernale un po’ particolare: l’Islanda.
Per via di impegni lavorativi, possiamo dedicare a questa meta solo 3 giorni pieni che sono davvero pochi per il luogo, e per questo motivo, abbiamo selezionato solo la parte sud-occidentale in modo da non allontanarci eccessivamente dall’aeroporto di Keflavik. Viaggiamo in questa avventura con i nostri cognati, Giorgia (la sorella di Elisabetta) e Paolo.
Per un viaggio on the road di questo tipo, è essenziale noleggiare un’auto e potersi spostare in autonomia. Noi ci siamo affidati ad Europcar, abbiamo noleggiato una Dacia Duster con equipaggiamento invernale. Nonostante la zona che abbiamo visitato non sia particolarmente nevosa, è comunque presente ghiaccio sulle strade e perciò, per viaggiare in sicurezza sono necessarie le gomme chiodate. In generale, affidandosi alle principali compagnie di noleggio auto, in questa stagione l’equipaggiamento invernale è garantito.
- Giorno 1: La costa sud-occidentale e la zona geotermica
- Bridge between continents
- Gunnuhver Hot Springs
- Reykjanes Lighthouse
- Krýsuvíkurberg Cliffs
- Seltún Geothermal Area
- Eyrarbakki
- Selfoss e Hella
- Giorno 2: Tra cascate e spiagge nere
- Seljalandsfoss
- Skogafoss
- Skogar Museum
- Faro di Dyrhólaey
- Reynisfjara Beach
- Giorno 3: Il Circolo d’Oro e Reykjavík
- Gullfoss
- Geysir
- Reykjvík – Visita al vecchio porto
- Reykjvík – Centro
- Reykjvík – Cattedrale
Giorno 1: La costa sud-occidentale e la zona geotermica
La prima tappa del nostro viaggio on the road, dopo aver ritirato l’auto a noleggio e mangiato un boccone veloce, è il “Bridge between continents” situato sulla Penisola di Reykjanes. Si tratta di un ponte eretto lungo la Dorsale Medio Oceanica che separa la placca Nordamericana da quella Euroasiatica. Si può scendere e camminare direttamente all’interno della faglia. È un punto di interesse che merita una visita veloce e alcune foto in quanto testimonianza della continua attività tettonica sulla Terra.
Non molto lontano da qui, raggiungiamo un’area vulcanica tutt’ora attiva: Gunnuhver.
Questa rappresenta l’area geotermica più attiva della penisola e qui si possono ammirare fango bollente, soffioni che emettono getti di vapore e fumarole. Al fine di visitare il sito in sicurezza, è importante camminare lungo le passerelle in legno che permettono di avvicinarsi alle zone di attività senza correre alcun rischio. La visita richiede una ventina di minuti incluse le foto. Da qui, in lontananza, si scorge anche il faro di Reykjanes, considerato il più antico dell’Islanda.
Percorrendo circa 45 minuti lungo le strade islandesi quasi deserte, raggiungiamo uno dei siti più emozionanti del nostro viaggio: Krýsuvíkurberg Cliffs. Con l’auto si può arrivare sulla sommità di queste immense scogliere con una vista impagabile sull’oceano Atlantico da cui si possono scorgere spiagge di sabbia e pietre nere. Noi siamo stati fortunati e siamo arrivati in questo punto quasi al tramonto, per questo abbiamo potuto ammirare il sole poggiarsi sull’orizzonte regalandoci un’emozione difficile da spiegare a parole.
Lungo le scogliere ci sono percorsi naturali di circa 5km percorribili a piedi con l’utilizzo di ramponcini per affrontare le zone più ghiacciate. Noi ci siamo fermati qui per goderci la vista e scattare alcune foto, ma abbiamo evitato i percorsi di trekking per avere il tempo di raggiungere la meta seguente: Seltún. Anche in questo caso si tratta di un’area geotermica attiva, molto simile a Gunnuhver con percorsi lungo varie passerelle di legno e terrazze panoramiche.
La visita qui è stata breve perché da qui, con un viaggio in auto di circa due ore abbiamo raggiunto il primo dei nostri alloggi nei dintorni di Hella, l’Hotel Vos.
Lungo il tragitto ne abbiamo approfittato per passare attraverso un pittoresco villaggio di pescatori: Eyrarbakki ed altri piccoli centri urbani: Selfoss ed Hella. Questi centri sono molto piccoli, costituiti per lo più da pochi edifici e si trovano lungo la Ring Road (Hringvegur), la strada principale che percorre l’intera Islanda.
Vi consigliamo l’hotel Vos: è piccolo, a conduzione familiare, le stanze sono accoglienti e pulite ed il personale al ristorante è molto gentile. L’hotel dispone inoltre di una Jacuzzi esterna che si può utilizzare a tutte le ore in autonomia e che la sera consente di godersi lo spettacolo dell’aurora boreale coccolati dall’acqua bollente. Noi purtroppo non siamo stati così fortunati da riuscire a vedere l’aurora boreale!
Giorno 2: Tra cascate e spiagge nere
Il giorno seguente inizia di buon mattino, ma tenete conto che in questa stagione, il sole in Islanda sorge intorno alle 9.45 del mattino; perciò, è fondamentale organizzare la giornata senza partire troppo presto perché la Ring Road non è illuminata. Allo stesso modo però, la sera il sole tramonta intorno alle 18.30 e questo vi consentirà di incastrare comunque molte mete durante l’arco della giornata.
A circa 45 minuti dal nostro hotel si trova la prima meta della giornata: la cascata di Seljalandsfoss. Si tratta di una delle cascate più note dell’Islanda per via della sua conformazione. Qui, infatti, è possibile camminare all’interno di una grotta scavata dietro la cascata stessa e fermarsi ad osservare l’acqua che cade da 60 metri d’altezza anche da questa prospettiva inusuale e assolutamente emozionante.
Consiglio: attrezzatevi con abiti impermeabili e, in caso di stagione invernale, con dei ramponcini a causa della presenza di ghiaccio sul sentiero.
Se volete camminare all’interno della grotta, per la visita alla cascata e per scattare alcune foto, occorreranno circa 30 minuti. Noi, senza paura della pioggia e del vento abbiamo deciso di fare tutto il percorso e ci siamo inzuppati completamente quindi oltre a degli abiti impermeabili, vi consigliamo di indossare anche una mantella. Ciò nonostante, ne è valsa sicuramente la pena!
Tornando verso l’auto abbiamo fatto una brevissima sosta per curiosare all’interno del negozio di souvenir nei pressi del parcheggio e siamo poi ripartiti – approfittando del riscaldamento dell’auto per asciugare i vestiti – alla volta della seconda cascata della giornata: Skogafoss.
Anche questa cascata, più turistica e visitata della prima, offre uno spettacolo imponente con i suoi 60 metri di salto. Le sue acque provengono dal ghiacciaio Eyjafjallajökull e la sua particolarità è che percorrendo una scalinata di più di 400 gradini, si può raggiungere la sua sommità per osservare il salto dell’acqua anche dall’alto. La salita è davvero ripida ma la vista dall’alto vale la fatica.
Arrivati in cima, inoltre, inizia un sentiero pianeggiante che costeggia il fiume che alimenta la cascata. La zona tutto intorno si presta inoltre ad alcuni trekking per cui però è necessaria una guida locale. Noi abbiamo scattato alcune foto e siccome d’inverno la portata d’acqua è ridotta, abbiamo potuto avvicinarci molto al salto d’acqua per sentirne la potenza.
Secondo una leggenda, un antico guerriero vichingo avrebbe lasciato un tesoro nascosto dietro la cascata. Nonostante le ricerche, ad oggi non è ancora stato trovato.
Per visitare Skogafoss tenete conto di circa 1 ora se volete anche salire sulla sommità. Di fronte alla cascata troverete un parcheggio a pagamento e un ristorante nel quale abbiamo consumato un pranzo veloce prima di recarci, a poche decine di metri allo Skogar Museum.
Si tratta di un museo, parzialmente all’aperto, che conserva più di 18.000 manufatti islandesi ed è composto in realtà da 3 musei distinti: un museo all’aperto con case storiche islandesi nelle quali è possibile entrare, un museo della tecnica con veicoli e strumenti che raccontano la storia islandese e la capacità di adattamento di questo popolo in un territorio così isolato e ostile ed infine un museo folkloristico con vari artefatti ed utensili.
Il costo del museo è di 2.000 ISK per gli adulti, la nostra visita qui è durata quasi 2 ore e ci saremmo fermati volentieri anche di più, se non per il nostro programma di viaggio stringente. Lo consigliamo tanto!
La tappa successiva dista più di un’ora ed è il Faro di Dyrhólaey. La particolarità di questo faro è che si trova in cima ad una scogliera e per questo, da qui è possibile scorgere buona parte della costa che si presenta scura a causa della costante attività vulcanica. Facendo una breve passeggiata a est del faro, è possibile scorgere dall’alto la famosa spiaggia nera di Reynisfjara.
La passeggiata intorno al faro regala degli scorci che è davvero raro trovare altrove, fate però molta attenzione perché la zona è fortemente ventosa e il fatto di trovarsi in cima ad una scogliera peggiora di molto la situazione.
Consiglio: È necessario prestare attenzione all’apertura delle portiere dell’auto, cercate di parcheggiare in modo che le portiere siano nella direzione del vento e non in quella contraria, altrimenti si rischia di danneggiarle. Una volta scesi dall’auto, camminare risulta davvero complicato, le raffiche di vento sono così forti che a tratti si fatica a rimanere in piedi e a mantenere la direzione durante la passeggiata.
Da qui, inizia un percorso che permette di raggiungere la spiaggia di Reynisfjara. Noi ne abbiamo percorso solo una parte perché con le forti raffiche di vento non c’erano le condizioni per proseguire, ci siamo quindi goduti la vista dall’alto e poi, ripresa l’auto, ci siamo recati alla spiaggia in circa 15 minuti di viaggio.
Bisogna dire che questa è una tra le spiagge più blasonate dell’Islanda ma rispetto a tante foto che si trovano sul web, la spiaggia è attualmente molto ridotta. Da un lato ci sono enormi colonne basaltiche che fanno da cornice a quello che rimane della spiaggia, sempre più inghiottita dall’oceano e gremita di persone in cerca della foto perfetta. Noi ci siamo fermati qui per pochi minuti, in parte perché questa è considerata una delle spiagge più pericolose dell’Islanda e non è possibile avvicinarsi all’acqua e al bagnasciuga, in parte perché sulla spiaggia ci sono molti scogli e rocce e la parte sabbiosa è davvero ridotta. Tra le mete del nostro programma, questa era una delle più attese e forse anche l’unica ad essere rimasta un po’ sotto le aspettative, nonostante questo, andare via dall’Islanda senza aver fatto visita qui, seppur per poco tempo, sarebbe sicuramente stato un rimpianto, perciò, il nostro suggerimento è comunque di visitarla.
A questo punto si è fatto il tramonto e noi ci rimettiamo in auto per un lungo viaggio di circa 2 ore e 30 che ci permetterà di raggiungere il Circolo d’Oro e l’hotel Gullfoss dove alloggeremo questa notte.
Circa 30 minuti prima di raggiungere l’hotel, sul percorso si incontra la Fludir Secret Lagoon, la piscina geotermica più antica dell’Islanda, risalente al 1891. Diversamente dalle piscine termali più turistiche e conosciute, come Blu Lagoon, questo sito geotermico è meno conosciuto e più autentico, è inoltre circondato da piccoli geyser. La Fludir Secret Lagoon era nel nostro programma come “jolly”: ci eravamo ripromessi che in caso fossimo arrivati in tempo l’avremmo provata senza però restringere i tempi delle visite precedenti. Di fatto quando siamo arrivati a Fludir era orario di chiusura e quindi non abbiamo vissuto questa esperienza se non osservando dall’esterno. Idealmente, ci sarebbe stato il tempo di fare un ingresso da 2 ore sostituendo la Fludir Secret Lagoon con lo Skogar Museum. Per nostro gusto, siamo stati felici della nostra scelta, ma avendo a disposizione una mezza giornata in più, non avremmo perso l’occasione!
All’ora di cena siamo arrivati all’hotel Gullfoss. Si tratta di una struttura più grande rispetto all’hotel precedente, con un ristorante che offre cucina più turistica e meno casalinga, le camere sono ampie, confortevoli e molto pulite. Il Circolo d’Oro, grazie alla quasi completa assenza di luci artificiali nei dintorni, è una zona ideale per osservare l’aurora boreale. Noi siamo stati sfortunati e a causa delle condizioni meteo non favorevoli non siamo riusciti a vederla, ma questo hotel offre un servizio particolare per cui, se richiesto in anticipo in reception, un membro dello staff viene a bussare alla porta della stanza nel caso in cui – entro la mezzanotte – si presenti l’aurora boreale. Può sembrare inutile ma siccome ci siamo accorti in ritardo di questo servizio, noi siamo rimasti nella hall per diverso tempo affacciandoci continuamente alle vetrate per guardare il cielo, usufruire del servizio invece ci avrebbe consentito di andare in stanza a riposarci e uscire solo in caso di necessità!
Giorno 3: Il Circolo d’Oro e Reykjavík
La prima meta della giornata è la cascata di Gullfoss, meraviglia naturale islandese e punto centrale del Circolo d’Oro. Questa cascata è stata scoperta nel 1907 da una donna islandese che divenne la protettrice della cascata stessa e la difese dall’industria idroelettrica, il suo volto è raffigurato su un monumento lungo uno dei sentieri percorribili con un pannello informativo che ne racconta la storia.
Questa maestosa cascata si trova all’interno di un canyon creato dal fiume Hvítá ed è composta in realtà da due cascate per un totale di circa 30 metri di salto. Sono stati costruiti intorno alla cascata due percorsi gestiti: il primo scende più a ridosso dell’acqua ed è percorribile solo parzialmente in inverno perché l’ultima parte che termina su una roccia incredibilmente vicino alla cascata, è completamente ghiacciata e pericolosa; il secondo è completamente percorribile anche in inverno e permette di osservare il canyon dall’alto per tutta la sua lunghezza.
Anche Gullfoss è una delle attrazioni più blasonate dell’Islanda, noi per goderci la visita in solitaria il più possibile siamo arrivati qui all’alba e siamo di fatto stati i primi visitatori della giornata. Questo ci ha consentito di goderci quasi tutta la visita da soli, immersi nel silenzio e con il solo rumore dell’acqua. L’atmosfera di questo posto, le luci dell’alba e la vista spettacolare hanno reso questa esperienza indimenticabile e le nostre aspettative su questa attrazione sono state di molto superate.
Se visitate Gullfoss in inverno è necessario portare con voi dei ramponcini perché i sentieri sono piuttosto ghiacciati e scivolosi, a parte questo, ci sentiamo di consigliarvi davvero la visita di Gullfoss approfittando soprattutto degli orari con meno affluenza per godervi un’esperienza memorabile.
Adiacente all’ampio parcheggio in cui si può lasciare l’auto, c’è un grande negozio di souvenir in cui, vuoi per l’entusiasmo della visita, ci siamo sbizzarrite: qui potete trovare, felpe, spille, magneti, bracciali, cioccolato, sale vulcanico e persino una parte dedicata ad abbigliamento di un certo livello. All’interno del negozio c’è anche una parte dedicata al bar con ottimo caffè e alcuni dolci.
A malincuore, verso metà mattina lasciamo Gullfoss e ci dirigiamo verso Geysir. Come dice la parola stessa, si tratta di un enorme geyser inattivo da tempo; tuttavia, si trova in una regione dell’Islanda con la maggiore attività termica e per questo motivo, a circa 400 metri da Geysir si trova Strokkur, un geyser attivo, che genera getti di vapore a 90 gradi e acqua per un’altezza di 30 metri ogni circa 10 minuti. Noi abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio vicino e abbiamo percorso poi a piedi una serie di passerelle in legno che creano un percorso tra geyser più o meno grandi, per la maggior parte inattivi. Non ci siamo resi conto di aver già percorso il tragitto necessario per raggiungere Strokkur e proprio nel momento in cui siamo arrivati, ha generato un getto di acqua e vapore. È stato un colpo al cuore, quasi uno spavento, ma sicuramente di un fascino inaspettato: vedere il getto uscire dalla crosta terrestre e poterlo osservare da così vicino è un’esperienza unica. Ci ha talmente colpito che siamo rimasti il tempo necessario per rivedere il fenomeno altre due volte.
Questa regione geotermica è super consigliata, la visita porta via poco tempo, non più di 30 minuti ed è anche molto adatta ai bambini che rimarranno sicuramente a bocca aperta!
Geysir è l’ultima delle meraviglie naturalistiche previste dal nostro programma perché una volta tornati all’auto, ci aspetta un viaggio di due ore per raggiungere la tappa finale del nostro viaggio: Reykjavík.
Il tragitto da Geysir a Reykjavík offre l’opportunità di attraversare Il Parco Nazionale di Thingvellir, una zona estremamente affascinante in inverno perché completamente ricoperto di neve. Purtroppo, l’inverno regala paesaggi emozionanti e un’atmosfera magica in quest’area ma preclude la possibilità di svolgere alcune attività che sono invece possibili in primavera ed estate come nuotare nella faglia di Silfra e camminare nella gola di Almannagjá, entrambi tra la placca tettonica Euroasiatica e quella Nordamericana.
Questa zona ha anche un’importanza storica perché qui venne fondato il primo parlamento islandese.
Per l’ora di pranzo, raggiungiamo Reykjavík e decidiamo di pranzare presso il mercato coperto Grandi Mathöll. Si tratta di un food hall abbastanza piccolo, nei pressi del porto dove si trovano piatti tipici islandesi come merluzzo e agnello, alternati a piatti di cucina etnica. Noi abbiamo assaggiato l’agnello arrosto, merita l’assaggio.
In generale, pur avendo recensioni molto positive sul web, il mercato è molto piccolo e offre forse una scelta ridotta rispetto ad altri mercati in altre città visitate in passato. Per quanto riguarda il cibo invece, era squisito e i prezzi sono più contenuti rispetto ad un ristorante.
Non lontano dal Grandi Mathöll si trova un minuscolo negozio di cioccolato e gelato. Si tratta della Omnom Chocolate Reykjavík, la più famosa cioccolateria islandese dove il cioccolato viene realizzato a partire da fave di cacao biologiche e solo latte islandese. Le tavolette di cioccolato hanno anche gusti particolari, noi abbiamo provato: cioccolato al latte, sale vulcanico e mandorle e cioccolato bianco e cookies. Sono stati molto apprezzati.
Dopo aver provato qualche prelibatezza islandese, abbiamo dedicato la restante parte del pomeriggio alla visita della città che è molto piccola e per questo non consigliamo di dedicarvi più di mezza giornata. Noi abbiamo parcheggiato l’auto nella zona del Municipio, il cui palazzo è piuttosto moderno e affaccia su un piccolo laghetto che solitamente in inverno è ghiacciato, da lì, a piedi abbiamo raggiunto il Parlamento e la cattedrale di Hallgrímskirkja, chiesa luterana simbolo della città il cui campanile raggiunge i 75 metri di altezza e la cui facciata ricorda le colonne di basalto tipiche islandesi.
Lasciandosi la cattedrale alle spalle, abbiamo raggiunto la famosa Skólavörðustígur Rainbow Street, simbolo di gioia e supporto alla diversità. Lungo questa via ci sono negozi di souvenir, boutique di artigianato e caffè. Prima del tramonto ci siamo fermati da Mokka Kaffi per una merenda super calorica a base di waffles. Nonostante la posizione super centrale, nel locale c’erano più persone locali che turisti e la merenda era sicuramente deliziosa. Il prezzo rispecchia invece perfettamente lo standard islandese, poco economico.
Essendo ormai calata la sera, è iniziato il Winter Lights Festival che si tiene ogni anno a febbraio per celebrare il ritorno alla luce dopo mesi di buio, e durante il quale in città e lungo la via principale ci sono installazioni luminose ed attività gratuite. Decidiamo quindi di trattenerci ancora un po’ lungo la Rainbow Street e la strada che la collega alla cattedrale per goderci lo spettacolo ed ammirare la città con una luce diversa.
Si può dire che il nostro viaggio in Islanda termina qui perché a questo punto, ancora pieni dalla tarda merenda al Mokka Kaffi, decidiamo di spostarci in hotel a riposare.
Tra poche ore ci aspetta infatti il volo di ritorno a casa sperando di poter tornare presto per un nuovo viaggio in Islanda summer edition.
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